MUSICA e NOTE – GIOIA e TRISTEZZA

Dopo aver accennato agli effetti emotivi generati dal ritmo, possiamo esaminare in maniera preliminare quelli prodotti dalle note.

Il fatto che certe note suonate assieme cioè contemporaneamente (siamo nel campo dell’armonia) o in sequenza (in generale si parla di melodia) producano un effetto gradevole e/o allegro invece che un effetto sgradevole e/o triste è di origine culturale ma anche innata.

In altri articoli tratteremo le nozioni di fisica e fisiologia acustiche nonché quelle relative al rapporto tra le frequenze delle varie note, alle scale di note (naturale, equabile etc), agli accordi maggiori e minori; nel frattempo possiamo partire dalle seguenti conclusioni che saranno giustificate in altri articoli:

 

  1. le note che sono in rapporti di frequenza semplici fra loro ci risultano più gradevoli di quelle con rapporti complessi.

Quando un oggetto vibra si crea una vibrazione “fondamentale” (che definisce la nota) alla quale si sovrappongono anche delle “armoniche” (vibrazioni a frequenze superiori, multiple rispetto alla vibrazione fondamentale ed aventi ampiezze relative che dipendono dall’oggetto che emette la vibrazione).

Il “timbro” o “colore” di un suono è caratterizzato dalle armoniche e dalla variazione d’ampiezza del suono nel tempo ed è ciò che rende diversi i suoni di differenti strumenti musicali che riproducono la stessa nota.

Le vibrazioni che fin dall’antichità hanno spaventato l’uomo sono quelle prodotte da rumori naturali come terremoti, tuoni, frane, alberi che cadono, esplosioni etc. cioè da rumori associati ad eventi potenzialmente pericolosi per l’uomo.

Queste vibrazioni contengono un elevato numero di armoniche e quindi i relativi rapporti di frequenze sono molto complessi.

Pertanto, il cervello umano ha ereditato questa paura verso rumori di questo tipo considerandoli sgradevoli ed allarmanti; al contrario trova gradevoli i suoni caratterizzati da vibrazioni con armoniche semplici oppure che stanno tra loro in rapporti semplici.

La complessità caotica delle armoniche viene riconosciuta dal cervello come un segnale di pericolo e quindi come qualcosa da cui ci si debba allontanare. Per contrasto, la semplicità delle armoniche viene associata a sensazioni piacevoli che confermano l’assenza di pericoli e quindi è “naturalmente” attraente.

 

  1. una nota crescente rispetto a una nota “naturale” ha effetto rallegrante e attivatore, e una nota calante effetto rattristante e deprimente

I lamenti animali hanno tipicamente una tonalità calante e sono usati per comunicare sofferenza. Al contrario i suoni che esprimono gioia ed eccitazione hanno una tonalità crescente.

Tutto ciò è diventato parte della eredità genetica del nostro sistema nervoso: nel canto una stonatura “calante” è più avvertibile e meno tollerata di quella “crescente”.

Il nostro sistema limbico e l’amigdala (i circuiti nervosi delle emozioni) reagiscono in modo istintivo ai contenuti impliciti della musica. Gli accordi “maggiori” e quelli “minori” rievocano, in modo inconscio quindi spontaneo ed involontario, le emozioni associate al messaggio musicale che è un messaggio non verbale.

I meccanismi attraverso i quali ciò avviene non sono completamente chiari ad oggi. La strada da percorrere per chiarirli è, molto probabilmente, ancora molto lunga.

Prossimamente vedremo come e se le sopra citate conclusioni continuano ad esercitare una influenza sui gusti musicali al giorno d’oggi.

A presto !

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